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9 DEC 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8373
NUOVI DIRITTI = VIOLAZIONI: SVOLTA USA IN POLITICA ESTERAÂ di Ermes Dovico
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Il piano inclinato dei "nuovi diritti" si può ribaltare, se c'è la volontà politica di farlo. Lo conferma l'annuncio del Dipartimento di Stato degli USA che dal 2026 cambierà significativamente il modo di stilare il proprio rapporto annuale sul rispetto dei diritti umani nel mondo. In particolare, saranno ritenute violazioni dei diritti umani: i trattamenti ormonali e gli interventi chirurgici diretti alla "transizione di genere" dei bambini; gli aborti finanziati dai governi; le leggi che attentano alla libertà d'espressione; le politiche Dei (acronimo inglese che sta per "diversità , uguaglianza e inclusione") in tema di assunzioni, ossia le corsie preferenziali in base fondamentalmente alla razza e all'identificarsi come Lgbt; l'eutanasia coercitiva.
Il cambiamento è stato comunicato dal Dipartimento di Stato con un telegramma inviato lo scorso 20 novembre a tutti i consolati e le ambasciate statunitensi. «Questo telegramma contiene istruzioni precise che suscitano profonda gratitudine nei rappresentanti del movimento pro-vita di tutto il mondo», scrive Raimundo Rojas, membro di National Right to Life. Riguardo all'uccisione dei nascituri, a partire dall'anno prossimo, i diplomatici americani dovranno indicare non solo se i governi sovvenzionano l'aborto e le sostanze abortive, ma anche la stima del numero totale di aborti praticati ogni anno in un dato Paese. In breve, l'aborto volontario verrà considerato per quello che è, un gravissimo attacco contro la vita e la dignità umana. Un fatto di portata storica rispetto al recente passato, perché segna un deciso cambio di rotta nella politica estera degli Stati Uniti.
IL RAPPORTO ANNUALE SULLO STATO DEI DIRITTI UMANI
È dagli anni Settanta del XX secolo che il Dipartimento di Stato compila un rapporto annuale sullo stato dei diritti umani in ciascun Paese membro dell'Onu. Questo rapporto è considerato da più parti come lo studio più completo fatto da un singolo governo su tale questione. Ma negli anni, tanto più in questo terzo millennio, la valutazione di quali siano i diritti umani e le loro relative violazioni è cambiata notevolmente in base al "colore" dell'amministrazione, se democratica o repubblicana. Per fare un paio di esempi emblematici, durante i mandati di Barack Obama e Joe Biden alla Casa Bianca, i rapporti del Dipartimento di Stato includevano una sezione sui cosiddetti "diritti riproduttivi", in ossequio alle richieste delle lobby dell'aborto. Nel primo mandato di Donald Trump, questa sezione era stata semplicemente rimossa. Discorso in parte simile per le nuove categorie - figlie dell'ideologia Lgbt - di "orientamento sessuale e identità di genere": incluse sotto Obama, ridimensionate durante la prima presidenza Trump.
In questo secondo mandato del tycoon sta quindi avvenendo qualcosa di nuovo. Come sintetizza Rebecca Oas sul Friday Fax: «L'amministrazione Trump non si limita a rimuovere le questioni controverse, ma passa all'attacco». Oltre alla già citata critica all'aborto, nei prossimi rapporti saranno biasimati i governi che favoriscono il transessualismo, ossia quelle che il Dipartimento di Stato chiama «mutilazioni chimiche o chirurgiche» a danno dei bambini.
Ad essere oggetto di critica saranno anche le indagini o gli arresti legati ai cosiddetti "discorsi d'odio". A questo proposito va ricordato che diversi Paesi occidentali, negli ultimi anni, hanno discusso e approvato leggi che limitano la libertà d'espressione in tema di aborto, pretese Lgbt (vedi le norme su "omofobia" e "transfobia") et similia, fino ad arrivare - come nel Regno Unito - ad arrestare pacifici difensori della vita nascente, colpevoli di offrire aiuto e anche solo di pregare mentalmente all'interno di una zona cuscinetto. Ricordiamo a proposito il discorso pronunciato da J. D. Vance a Monaco di Baviera nel febbraio 2025, quando il vicepresidente degli USA citò il caso del britannico Adam Smith-Connor (vedi qui) come vittima di uno Stato che calpesta «le libertà fondamentali», tanto da incriminarlo per un "reato" di pensiero.
COMBATTERE LE NUOVE IDEOLOGIE DISTRUTTIVE
Tra le violazioni dei diritti umani sarà incluso anche il fatto di facilitare l'immigrazione di massa o illegale «attraverso il territorio di un Paese verso altri Paesi».
Un alto funzionario del Dipartimento di Stato, secondo quanto riporta la BBC, ha affermato, dietro richiesta di rimanere anonimo, che le nuove istruzioni sono intese come «uno strumento per cambiare il comportamento dei governi». Lo stesso funzionario ha spiegato che «gli Stati Uniti rimangono fedeli al riconoscimento della Dichiarazione d'Indipendenza secondo cui tutti gli uomini sono dotati dal Creatore di alcuni diritti inalienabili», aggiungendo che i diritti «ci sono dati da Dio, il nostro Creatore, non dai governi». Un riconoscimento, insomma, che gli unici veri diritti sono quelli fondati sulla legge morale naturale, emanazione della legge divina. Una verità che la moderna concezione dei diritti umani tende a ignorare, come dimostrano le proteste di organizzazioni come Amnesty International, che ha parlato di un «allontanamento dai diritti umani universali verso "diritti naturali" sfuggenti e indefiniti».
Ma la mossa del Dipartimento di Stato, guidato da Marco Rubio, va nel verso giusto, quello appunto di combattere «le nuove ideologie distruttive» su cui si basano le violazioni dei diritti umani, come ha spiegato Tommy Pigott, portavoce del medesimo Dipartimento. Nel movimento pro vita americano c'è chi giustamente auspica un ripensamento della stessa amministrazione Trump rispetto a un altro frutto cattivo delle ideologie odierne, la fecondazione artificiale, che non solo slega l'atto unitivo e quello procreativo ma si accompagna al congelamento e alla morte di innumerevoli embrioni, svilendo la dignità dell'essere umano, trattato come mezzo.
Resta, ad ogni modo, la notevole svolta del Dipartimento di Stato, che potrà influire positivamente su un maggiore rispetto della dignità umana nel mondo.
11 NOV 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8350
NANCY PELOSI SE NE VA: E' STATA LA PEGGIORE CATTOLICA IN POLITICA di Luca Volontè
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Nancy Pelosi smette con la politica, dis-onore e de-merito per esser stata la peggiore (sinora) credente cattolica in politica. L'ex speaker della Camera Nancy Pelosi, che ha rappresentato San Francisco al Congresso per 38 anni, ha annunciato giovedì mattina che non si ricandiderà al Congresso USA nel novembre 2026. Eletta per la prima volta nel 1987 per occupare un seggio lasciato vacante dalla morte del deputato Sala Burton, Pelosi, 85 anni, è stata la miglior interprete mondiale della incoerenza cattolica in politica e della sistematica banalizzazione e manipolazione dei principi non negoziabili e del Catechismo, piegati e erosi, fino alla loro evanescenza, pur di compiacere al potere dei Democratici e delle lobbies che progressivamente ne hanno preso pieno possesso, anche con il suo consenso.
«Nessuno ha dato di più per San Francisco e lo Stato della California di Nancy Pelosi, con un fattore quasi infinito in termini di risultati concreti per persone reali», ha affermato di recente il governatore della California, l'abortista e pro Lgbtq+, Gavin Newsom, relatore per la Pontificia Accademia delle Scienze lo scorso anno, nel programma Political Breakdown di KQED.
Dal lato opposto della barricata politica USA, per il presidente in carica Donald Trump, «il ritiro di Nancy Pelosi è una grande cosa per l'America... Era malvagia, corrotta e concentrata solo sulle cose negative per il nostro Paese». Difficile dargli torto, al di là delle malevolenze personali tra leader di partito americani, le prestazioni di Nancy Pelosi sono quantomeno criticabili e da sottolineare con la matita rossa.
LA PEGGIORE
Alcuni esempi devono essere ricordati a futura memoria, nonostante in Vaticano già ci sia chi la voglia innalzare sul piedistallo delle beatitudini. In qualità di presidente della Camera dal 2007 al 2011 e nuovamente dal 2019 al 2023, ha promosso leggi storiche, tra cui l'"Affordable Care Act", che ha ampliato il finanziamento pubblico dell'aborto, nonostante la forte opposizione dei gruppi religiosi e delle chiese cristiane.
Quando il "Partial-Birth Abortion Ban Act" fu discusso alla Camera il 5 aprile 2000, ottenne un significativo sostegno bipartisan, con sedici Democratici che co-sponsorizzarono il disegno di legge e 77 che votarono a favore. La sua approvazione avrebbe proibito un aborto, ovvero un omicidio, «di un feto vivo e intatto finché il feto vivo e integro non è parzialmente fuori dal corpo della madre». Tra i democratici che non votarono a favore di questa legge, pensata per proteggere vite umane innocenti, c'è stata la deputata Nancy Pelosi della California.
Voto contro anche tre anni dopo, quando la stessa norma venne ripresentata perché «l'aborto è un fallimento sotto ogni aspetto. Vogliamo garantire la sicurezza delle donne e vogliamo che rimanga legale», sempre e comunque. Il suo sostegno alla pratica di togliere la vita a bambini non ancora nati sarà per sempre al centro oscuro della sua eredità . Infatti Pelosi detiene un record di voto pro-aborto del 100%, oltre ad aver fortemente deplorato l'annullamento della sentenza "Roe contro Wade" nel 2022, definendola «una minaccia per la salute, la libertà e la sicurezza delle donne in tutto il Paese», nei giorni successivi aveva pomposamente preparato tutte le iniziative opportune per una «legge a tutela dell'aborto e che codificano le storiche sentenze della Corte Suprema», in risposta alla revoca della sentenza Roe v. Wade da parte della Corte, tra cui l'inserimento del diritto federale all'aborto libero ed incondizionato.
PALADINA LGBT
Era inoltre favorevole al "matrimonio" tra persone dello stesso sesso e alla possibilità di sottoporre i bambini con "confusione di genere" a procedure di transizione di genere, sia chirurgiche che chimiche, che alterano la vita. Più recenti sono invece le sue battaglie a favore dell'ideologia Lgbtq di cui si era dichiarata principale "paladina" nei mesi scorsi. L'emittente Fox News di agosto scorso riporta che, durante una visita al San Francisco VA Medical Center, la Pelosi aveva dichiarato il proprio impegno a livello nazionale per «garantire cure di affermazione di genere ai nostri ragazzi trans».
Come ricorda uno dei siti web più autorevoli della comunità arcobaleno degli USA, l'alleanza con Pelosi risale a decenni fa. Lei è stata una sostenitrice visibile delle comunità queer, sin dal culmine dell'epidemia di HIV/AIDS, ha partecipato alla parata del pride di San Francisco sin dall'inizio della sua carriera 35 anni orsono.
Per molte di queste sue posizioni e per l'impegno costante e assoluto a favore dell'omicidio dell'innocente, l'arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone le ha vietato di ricevere la Santa Comunione nel maggio 2022, citando la sua «persistente difesa dell'aborto». Per tutta reazione e certa delle sue amicizie con alcuni cardinali Usa e all'interno del Vaticano, la Pelosi aveva respinto il rimprovero, affermando di ricevere «comunque la Comunione» ed infatti a conferma della sua ortodossia e prestigio riconosciutale in Vaticano, si recò a Roma il 29 giugno 2022 ad una Messa celebrata da Francesco e ricevette la Santa Comunione. Insomma: una campionessa di impegno a favore di sicari di bambini e della liberalizzazione dell'omicidio dell'innocente, nonché paladina di ideologia Lgbtq, indottrinamento e transizione chimico-chirurgica infantile che non mancherà di certo ai cattolici.
11 NOV 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8349
IL PRIMO SINDACO ISLAMICO DI NEW YORK A 24 ANNI DALL'11 SETTEMBREÂ di Stefano Magni
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Alla fine, come era ampiamente prevedibile, nelle elezioni per il sindaco di New York ha vinto Zohran Mamdani. Gli ultimi sondaggi non davano alcuna speranza di rimonta a Andrew Cuomo, anch'egli Democratico ma candidato come indipendente contro il vincitore delle primarie. E così è avvenuto il sorpasso dell'estrema sinistra sulla sinistra moderata, di establishment, nonostante il sostegno dell'ultimo minuto dato a Cuomo da parte del suo nemico, il presidente Donald Trump, un ultimo disperato tentativo di fare fronte comune contro un candidato sindaco estremista, socialista e musulmano, alla testa della città che 24 anni fa subì l'attacco dell'11 settembre.
Con il 90% dei voti scrutinati, Mamdani ha preso poco più del 50% dei voti, Cuomo il 41% e il candidato repubblicato Curtis Sliwa (il fondatore dei celebri Guardian Angels) appena il 7% e dimostra che i Repubblicani non hanno votato per il loro candidato se non in minima parte.
Come è stato possibile? Secondo un sondaggio del Daily Mail alquanto dettagliato, Mamdani ha vinto grazie alla sua promessa di dare ai newyorkesi tutti i servizi essenziali gratuitamente, proprio come fa Giuseppe Conte in Italia. Il caro vita è la maggior preoccupazione per i newyorkesi, di tutte le età , ma soprattutto i più giovani alle prese con l'affitto o l'acquisto della casa. Alla domanda se con Mamdani sindaco si verificherà un calo del costo delle case, il 39% degli intervistati ha risposto di sì, il 32% di no e il 19% pensa che non vi sarebbero grandi cambiamenti. Ma se si guarda alle fasce d'età dei rispondenti dai 30 ai 39 anni, la percentuale dei sì cresce addirittura al 59%. È l'età in cui si cerca casa.
Non solo Mamdani promette un "equo canone" tramite il blocco degli aumenti degli affitti, ma promette anche trasporti pubblici, asili infantili gratis per tutti i cittadini, oltre ad un aumento del salario minimo a 30 dollari all'ora. E chi paga? Bella domanda. Secondo il nuovo sindaco, pagano i ricchi, cioè i cittadini che dichiarano un reddito pari o superiore a un milione di dollari. Sul loro reddito, il sindaco promette un aumento delle tasse. E anche sull'utile delle imprese. E se i ricchi scappano in Stati con meno tasse? Mamdani in campagna elettorale prometteva "non se ne andranno", ma non ha spiegato perché. Per il 43% dei newyorkesi l'economia della città subirà un peggioramento, anche con un aumento della disoccupazione. Almeno in parte, sono gli stessi rispondenti che poi lo votano ugualmente, per avere la casa economica o i mezzi gratuiti, a spese di una crisi economica cittadina.
LO VOTO ANCHE SE SO CHE FA MALE
Sempre secondo lo stesso sondaggio commissionato dal Daily Mail, anche gli stessi newyorkesi che hanno votato per il nuovo sindaco si aspettano un peggioramento della sicurezza nella loro città . Per il 47% degli intervistati i livelli di criminalità e violenza in città aumenteranno contro un 32% che prevede una maggior sicurezza con il nuovo sindaco (che si faceva portavoce anche del movimento per togliere i fondi alla polizia). Inoltre, il 39% dei newyorkesi ritiene che il rischio terrorismo, con Mamdani aumenterà , solo il 18% pensa che diminuirà .
Un atteggiamento da "lo voto anche se so che fa male", un voto ideologico, che si riflette anche nel cambiamento culturale, quasi antropologico, del Partito Democratico e della sinistra americana nel suo complesso. Secondo l'inchiesta di Olivia Reingold su The Free Press, l'ascesa di Mamdani ha trasformato una frangia estremista, i Socialisti Democratici d'America (Dsa) nel gruppo dominante. E «Per loro - scrive la Reingold - Katy Hochul (governatrice dello Stato di New York, ndr), il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer, il leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries e gli altri dirigenti sono simboli di un partito che ha perso il contatto con la classe operaia e che merita di essere spazzato via».
Mamdani, nelle elezioni primarie, aveva dovuto incoraggiare i suoi sostenitori a registrarsi come Democratici, poiché molti di loro detestavano il partito. Ora è l'ex presidente Barack Obama, che gli telefona e si offre nella veste di "cassa di risonanza" nazionale.
Ma Mamdani è davvero così socialista? Benché negli ultimi mesi di campagna elettorale abbia moderato i toni, il suo gruppo, i Socialisti Democratici d'America, movimento nato nel 1982, è praticamente socialista rivoluzionario. Vive l'elezione di Mamdani come primo passo per cambiare l'America dalle fondamenta. Non solo si propone di abolire i confini e abbattere le prigioni, ma mantiene come obiettivo finale l'abbattimento del capitalismo, quello che chiama "ordine barbarico". Lo scopo dei Socialisti Democratici d'America, secondo i suoi stessi documenti scrutinati da The Free Press, è «unire i lavoratori per vincere la battaglia per la democrazia e realizzare il socialismo, non cercare una coalizione di governo con un male minore percepito nell'attuale sistema politico antidemocratico».
MUSULMANO RADICALE
E Mamdani, che è musulmano, è davvero così vicino all'islam politico? Sì, come abbiamo visto su queste colonne, ha tenuto uno dei suoi più importanti comizi elettorali nella moschea radicale di Brooklyn, quella dell'imam radicale Siraj Wahhaj, in odore di collaborazione con Al Qaeda e con idee molto estreme sulla rivolta islamica. È vicino all'islam politico anche secondo Sadanand Dhume (ricercatore dell'American Enterprise Institute ed editorialista del Wall Street Journal) che, dopo aver smentito le teorie cospirative di destra meno credibili, mette in fila tutti gli elementi che definiscono il nuovo sindaco: «Il padre del signor Mamdani, Mahmood, è un professore di scienze politiche alla Columbia University che ha scritto del suo desiderio di de-stigmatizzare gli attentati suicidi. La madre del candidato, la regista Mira Nair, avrebbe cercato di far ritirare l'invito a Gal Gadot dagli Oscar perché l'attrice ha "apertamente e ripetutamente espresso il suo sostegno alle azioni militari di Israele"». Quanto allo stesso Zohran Mamdani: «a vent'anni sembrava più preoccupato per i diritti civili di personaggi come l'attentatore della maratona di Boston Dzhokhar Tsarnaev e il leader di al-Qaeda nato negli Stati Uniti Anwar al-Awlaki che per le sofferenze delle loro vittime». Inoltre, «Una delle sue canzoni, durante la sua breve carriera rap, elogiava gli Holy Land Five, uomini condannati da un tribunale statunitense per aver fornito sostegno materiale al terrorismo finanziando Hamas. La risposta immediata del signor Mamdani all'attacco terroristico del 7 ottobre 2023 non ha menzionato Hamas, accusando invece Israele di "occupazione" e "apartheid"».
A nulla è servito il tentativo di Trump di fare muro, scaricando il candidato repubblicano Curtis Sliwa (che tanto non aveva alcuna speranza) e dando il suo sostegno a Andrew Cuomo, lasciando da parte tutte le polemiche fra lui e il presidente durante il suo primo mandato. «Che Andrew Cuomo vi piaccia o meno, non avete scelta. Dovete votarlo e sperare che faccia un lavoro fantastico. Lui ne è capace, Mamdani no!», aveva scritto il presidente sulla sua piattaforma social, Truth. In un'intervista pre-elettorale alla trasmissione 60 Minutes della Cbs, Trump ha dichiarato di non voler «buttare via buoni soldi dietro a cattivi investimenti» in una città guidata da un comunista. Quindi: niente più fondi federali a New York, se non per il "minimo indispensabile". Donald Trump su Truth si era rivolto anche alla più grande comunità ebraica d'America, con la sua consueta brutalità : «Qualsiasi ebreo voti per Zohran Mamdani, un dichiarato e comprovato ODIATORE DEGLI EBREI (maiuscolo nell'originale, ndr), è una persona stupida!!!». Forse anche questi atteggiamenti presidenziali non hanno fatto bene alla causa di Cuomo.
Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Mamdani, il sindaco voluto dagli islamici e votato dai non credenti" parla di come sia sbagliato sottovalutare l'elemento islamico di Zohran Mamdani, neo-eletto sindaco di New York. Per il mondo musulmano è una svolta epocale e per questo la campagna era finanziata anche con soldi islamici.
Ecco l'articolo completo pubblicato su la Nuova Bussola Quotidiana il 7 novembre 2025: Sottolineare la fede islamica di Zohran Mamdani, neo-eletto sindaco di New York, è "islamofobia". O almeno così sembra, a giudicare da quel che gli esponenti di sinistra scrivono sui social network. I riferimenti all'11 settembre sono "volgari" e "fuori luogo", citare prima di tutto la religione di Mamdani è, per alcuni commentatori, una mancanza di rispetto per la libertà di culto. Parola d'ordine: la vittoria del primo sindaco musulmano è una vittoria della democrazia americana che dimostra finalmente maturità . Eppure, il primo a non nascondere la sua identità islamica è proprio Mamdani che, anche nel suo discorso della vittoria si definisce "giovane" e "musulmano".
Se si trascurasse l'identità islamica di Mamdani, se non come "fede personale", non si capirebbe neppure la reazione dei musulmani di tutto il mondo, che vivono la sua elezione come un cambiamento epocale. Una reazione corale ed entusiasta, che rivela una motivazione "contro": un fortissimo odio contro Israele e gli ebrei americani. New York, considerata come il "centro del sionismo" mondiale viene ora vista come una città espugnata.
L'influencer palestinese-americano Abdul Eyad ha celebrato la vittoria di Zohran Mamdani nella corsa alla carica di sindaco di New York, con un video TikTok in cui afferma che New York sarà ora "il luogo più sicuro della Terra
21 OCT 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8314
STOP ALLA RICERCA CON TESSUTI FETALI UMANIÂ di Fabio Piemonte
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Gli aborti sono stati purtroppo sempre oggetto di un fiorente business, soprattutto negli Stati Uniti. Basti guardare gli introiti del colosso americano Planned Parenthood per rendersene subito conto. Eppure, da diversi mesi sembra esserci un'inversione di tendenza crescente, in particolare perché sono in aumento gli Stati - in particolare Usa - che si stanno impegnando a limitare l'accesso all'aborto e a favorire maggiormente la cultura della vita in nome della scienza e della tutela del concepito, mettendo all'angolo le istanze abortiste. Tale risultato è anche evidentemente dovuto ai recenti e drastici tragli dei fondi alle lobby abortiste, con il congelamento di centinaia di milioni di dollari elargiti annualmente quali sovvenzioni federali per la cosiddetta "pianificazione familiare", ovvero contraccezione e aborto, oltre ai relativi corsi di cosiddetti corsi di "educazione sessuale" per incentivare entrambi con il pretesto della protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili. Questo cambio di rotta è attestato anche da tre episodi di cronaca recente accaduti oltreoceano e che meritano di essere segnalati.
1) CORTE D'APPELLO: OK A STOP FONDI PER ABORTI
La Corte d'Appello del Primo Circuito (che comprende gli Stati del Maine, del New Hampshire, del Massachusetts, del Rhode Island e di Porto Rico) ha infatti di recente dato il via libera all'amministrazione Trump per tagliare i finanziamenti Medicaid a Planned Parenthood, impedendo così di fatto alla più grande catena di cliniche abortiste di uccidere i piccoli nel grembo materno anche coi soldi dei contribuenti americani. Infatti solo nel 2023 Planned Parenthood - in tutti gli Stati Uniti - ha ricevuto oltre 800mila dollari di finanziamenti Medicaid. La sentenza della Corte annulla così un'ingiunzione preliminare del luglio 2025 emessa dal giudice distrettuale statunitense Indira Talwani a Boston, la quale aveva bloccato una disposizione del One Big Beautiful Bill Act di Trump. Un particolare non irrilevante è che tale sentenza è stata emessa da un collegio di tre giudici nominati dall'amministrazione Biden, tutti unanimemente concordi. «Siamo lieti che il Tribunale del Primo Circuito abbia bloccato la disperata corsa al denaro dell'industria dell'aborto. Il popolo americano, attraverso il Congresso, si è espresso chiaramente con il One Big Beautiful Bill Act. I contribuenti non dovrebbero essere costretti a spendere un centesimo per finanziare un'industria brutale che pone fine ad almeno 1,1 milioni di vite l'anno. Siamo fiduciosi che l'amministrazione Trump prevarrà contro le argomentazioni legali dell'industria dell'aborto», ha commentato con soddisfazione Marjorie Dannenfelser, presidente di SBA Pro-Life America.
2) LIMITI ANCHE PER GLI OSPEDALI DEI VETERANI
Un secondo caso riguarda poi il Dipartimento per gli Affari dei Veterani degli Stati Uniti. Qualche anno fa un ormai ex funzionario di Biden, commentando la misura che ampliava gli accessi all'aborto per i soldati in servizio attivo e in pensione negli ospedali di tale Dipartimento commentava: «L'aborto è ciò che la nostra nazione deve ai veterani». Ebbene, non sarà più così, poiché sempre l'attuale amministrazione si sta mobilitando contro tale politica sanitaria. E in effetti col ribaltamento della storica sentenza Roe vs Wade ci si stava già orientando per vietare agli ospedali afferenti al VA «di fornire aborti e consulenza sull'aborto». D'altra parte la normativa vigente prima del 2022, ossia il Veterans Health Care Act del 1992, non includeva la possibilità di abortire. Tale opzione per la soppressione di esseri umani innocenti nel grembo materno è stata dunque una misura meramente ideologica voluta dall'amministrazione Biden. «Non è mai necessario dal punto di vista medico uccidere intenzionalmente un nascituro per salvare la vita di una madre. I medici non sono mai tenuti a compromettere il loro impegno nei confronti di uno dei loro pazienti (il nascituro) per il bene dell'altro (la madre) e viceversa», ha dichiarato la direttrice del Center for Human Dignity del Family Research Council Mary Szoch. «Siamo estremamente grati all'amministrazione attuale - ha aggiunto - per aver garantito che il nostro esercito sia interamente concentrato sulla protezione e la difesa degli innocenti e dei vulnerabili, compresi quelli nel grembo materno».
3) STOP ALLA RICERCA CON TESSUTI FETALI UMANI
C'è poi, ultimamente, un terzo fronte per quanto riguarda la battaglia alle multinazionali dell'aborto. Attualmente, infatti, negli Stati Uniti l'agenzia nazionale per la ricerca medica sta ancora finanziando ben 17 progetti presenti nella categoria 'tessuto fetale umano'. A rivelarlo è stata un'inchiesta del White Coat Waste Project (WCW) sui 22 milioni di dollari investiti per finanziare esperimenti su animali a cui sono state impiantate parti del corpo di bambini abortiti. «I finanziamenti in questione avviati sotto l'amministrazione Biden non saranno rinnovati. Il NIH è guidato dall'impegno a valorizzare la vita umana e a garantire che la ricerca finanziata a livello federale sia condotta in modo responsabile e trasparente. Stiamo esaminando attivamente queste questioni e adotteremo tutte le misure necessarie per garantire che le nostre politiche riflettano tale impegno», hanno dichiarato i vertici dell'Istituto all'indomani della pubblicazione dei risultati dell'inchiesta. E in effetti già nel 2019 il presidente Trump (al suo primo mandato) aveva impedito nuovi finanziamenti per la ricerca sui tessuti fetali e posto fine a tutte le indagini scientifiche che utilizzavano parti del corpo di bambini abortiti. Per quanto tale politica non abbia poi di fatto annullato i progetti esistenti, ha però sicuramente contribuito a una riduzione del 50% della spesa del NIH per i tessuti fetali fino a oggi. Purtroppo con l'amministrazione Biden ogni divieto è venuto meno e i finanziamenti con i soldi pubblici dei contribuenti sono proseguiti. Ora, come detto, il testo del disegno di legge di spesa NIH per l'anno fiscale 2026 fa ben sperare poiché recita che «nessuno dei fondi previsti dalla presente legge può essere utilizzato per condurre o sostenere la ricerca che utilizza tessuti fetali umani se tali tessuti sono ottenuti a seguito di un aborto indotto».
Insomma tali fatti di cronaca recente mostrano il volto di un'America sempre più prolife e pronta a tutelare la vita umana sin dal concepimento, ossia dalle primissime fasi del suo sviluppo nel grembo materno.
7 OCT 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8316
L'FBI LICENZIA GLI AGENTI CHE AVEVANO SPIATO I CATTOLICIÂ di Paola Belletti
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Che l'odio anti cristiano attraversi, e con tragici scossoni, anche gli Usa non c'era dubbio. Di certo l'omicidio di Charlie Kirk ha aumentato l'attenzione al tema. La notizia recente che riferisce di «una serie di "licenziamenti e dimissioni" da posizioni associate al caso del memorandum anticattolico di Richmond» racconta di una risposta attiva dell'attuale governo per contrastare il fenomeno. Leggiamo da Religion en libertad del contenuto di un'udienza in Senato del direttore dell'FBI in carica, Kash Patel. «Il documento , redatto nel 2023, era inizialmente di natura interna. Intitolato "L'interesse degli estremisti violenti motivati da motivi razziali o etnici per l'ideologia cattolica tradizionalista radicale presenta quasi certamente nuove opportunità di mitigazione", individuava i cattolici interessati alla Messa tradizionale come potenzialmente collegati a gruppi violenti».
Christopher Wray, direttore dell'Ufficio quando è partita l'indagine, aveva cercato di minimizzare l'accaduto riferendo che si era trattato di un "prodotto unico di un ufficio specifico", dichiarando anche che era in atto un'indagine interna, affermazioni entrambe rivelatesi false. Infine l'FBI ha ammesso che il documento, che qualcuno aveva anche cercato di occultare, era contro gli standard dell'agenzia investigativa federale: «Catholic Vote ha dimostrato che si basava su documenti e articoli progressisti o su affermazioni secondo cui il rosario simboleggia l'estremismo violento di destra.»Â
Nell'udienza del 16 settembre Patel ha riferito quindi di licenziamenti e dimissioni di dipendenti coinvolti con il memorandum anticattolico. Come combatte l'agenzia i crimini d'odio contro i cristiani, si chiede in particolare il senatore repubblicano Hawley? Qualche dubbio sull'efficacia della lotta a questo fenomeno è più che legittimo. «Sebbene Patel non abbia specificato il numero esatto di licenziamenti o il suo ruolo nella stesura del promemoria, ha affermato di star formalmente conducendo "un'indagine in coordinamento con il Congresso" che, finora, ha prodotto 700 documenti relativi al promemoria. "Il mio predecessore ha fornito 19 pagine", ha spiegato». Da quanto è emerso fino ad ora Il Federal Bureau ce l'aveva in modo specifico e squisito con i cattolici cosiddetti radicali (e ridagli con le etichette, i prefissi, gli epiteti. Cattolico deve, dovrebbe, sempre bastare come definizione).
Nel documento ampiamente condiviso tra gli uffici che ha raggiunto più di 1000 dipendenti si puntava ai "tradizionalisti radicali" e si presumevano legami tra questi e il movimento nazionalista bianco di estrema destra. Il testo suggeriva anche «"opportunità di mitigare le minacce " sviluppando " insidie" all'interno delle parrocchie che celebrano la messa in latino e all'interno delle comunità online cattoliche "tradizionaliste radicali"». Il linguaggio stesso utilizzato per riferirsi al cattolicesimo cosiddetto tradizionalista era fortemente denigratorio. Una cosa che ai campioncini nostrani della lotta alla "violenza delle parole" dovrebbe accendere più di una spia, ma quella parte del pannello di controllo è in corto circuito da un pezzo.
Cosa stanno facendo invece per contrastare minacce e attacchi purtroppo non solo verbali contro i cattolici e i cristiani di altre confessioni? L'eco del colpo che ha freddato Charlie Kirk e infiammato milioni di cuori è ancora forte e non solo in America. A tale proposito «Patel ha affermato che l'FBI sta indagando su 60 segnalazioni di crimini d'odio anti-cattolici, tra cui quelli avvenuti a Kansas City, Missouri; Louisville, Kentucky; Houston; Nashville, Tennessee; e Richmond, Virginia. "Ci sono stati segnalati 60 casi di crimini d'odio anti-cattolici su cui stiamo indagando", ha affermato Patel, menzionando anche "cinque indagini in corso per crimini d'odio anti-cattolici a Kansas City, Louisville, Houston, Nashville e Richmond". Dal 2020, sono stati segnalati centinaia di attacchi contro parrocchie cattoliche in tutto il Paese. Gli attacchi anticattolici sono aumentati vertiginosamente dopo la decisione della Corte Suprema del 2022 di ribaltare la sentenza Roe contro Wade (...). Uno di questi è stato l'attacco sopra menzionato alla Annunciation Catholic School di Minneapolis durante la messa di apertura.» Il famigerato "memorandum anticattolico" è arrivato a indicare nei cattolici tradizionalisti niente meno che una minaccia terroristica.
30 SEP 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8305
YOUTUBE, LA CENSURA POLITICA SU COVID E TRUMP C'ERA DAVVEROÂ di Stefano Magni
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Allora eravamo veramente censurati! Almeno negli Usa, la compagnia Alphabet (quella di Google) proprietaria di YouTube, ha ammesso pubblicamente e ufficialmente di aver censurato i contenuti video dei suoi utenti. E di averlo fatto per motivi squisitamente politici, sotto pressione dall'amministrazione Biden, negli anni successivi al Covid e alle elezioni presidenziali del 2020.
Alphabet, con una lettera firmata dal suo capo consulente legale, Daniel Donovan, dichiara alla Commissione Giustizia della Camera del Congresso Usa, che ha censurato persone e anche intere testate giornalistiche che pure non avevano violato né la legge, né gli standard della comunità digitale. Donovan afferma, comunque, che d'ora in poi, tutto cambia: la compagnia ha già rivisto le proprie politiche "sull'integrità elettorale", che avevano portato alla rimozione di contenuti da YouTube a seguito delle elezioni del 2020. Al tempo stesso dichiara che sono state rimosse anche le politiche che portavano alla censura di contenuti sul Covid-19, non conformi alle politiche e al consenso scientifico dettati dall'autorità politica di allora. YouTube sta ora accogliendo nuovamente sulla piattaforma tutti i creatori di contenuti che erano stati rimossi in base a tali politiche.
LA CENSURA DELL'AMMINISTRAZIONE BIDEN
Il cambiamento avviene a seguito di una lunga inchiesta sulla censura dell'amministrazione Biden condotta dalla Commissione Giustizia, presieduta dal deputato repubblicano Jim Jordan. Alphabet, nella sua missiva, ha dichiarato apertamente che: «Alti funzionari dell'amministrazione Biden, compresi funzionari della Casa Bianca, hanno condotto ripetute e continue pressioni su Alphabet e hanno esercitato pressioni sulla società in merito a determinati contenuti generati dagli utenti relativi alla pandemia Covid-19 che non violavano le sue politiche. Mentre la società continuava a sviluppare e applicare le sue politiche in modo indipendente, i funzionari dell'amministrazione Biden hanno continuato a esercitare pressioni sulla società affinché rimuovesse i contenuti generati dagli utenti che non violavano le norme». La scorsa amministrazione democratica, insomma: «ha creato un clima politico che cercava di influenzare le azioni delle piattaforme sulla base delle loro preoccupazioni relative alla misinformazione» (corsivo nostro).
Il consulente legale di Alphabet ha anche affermato nella sua missiva al presidente della Commissione Giustizia Jim Jordan che YouTube "non ha mai" vietato la pubblicazione di contenuti relativi alle origini del COVID e che il sito non ha mai "gestito un programma di fact checking": «YouTube prende sul serio l'importanza di proteggere la libertà di espressione e l'accesso a una vasta gamma di punti di vista», ha affermato Donovan. Perché; «È inaccettabile e sbagliato che qualsiasi governo, compresa l'amministrazione Biden, tenti di dettare come la società [Alphabet] deve moderare i contenuti». E, così scrive: «la società ha costantemente combattuto contro tali tentativi sulla base del Primo Emendamento».
Potrebbe essere uno sfogo sincero di un'azienda finora repressa. O semplicemente il prodotto di un imprevisto cambiamento al vertice: i censurati di ieri, infatti, sono ora tutti sul ponte di comando. Utenti come l'attuale vicedirettore dell'Fbi Dan Bongino, l'attuale capo dell'antiterrorismo della Casa Bianca Sebastian Gorka e il conduttore del podcast War Room Steve Bannon erano stati tutti rimossi da YouTube ed ora vengono riammessi con mille scuse.
LA LIBERTÀ DI PAROLA
Anche interi giornali come The Hill (un quotidiano generalista, sicuramente non un foglio estremista), avevano subito sospensioni. Scrive Robby Soave, editorialista del quotidiano: «Nel marzo 2022, siamo stati informati di aver violato una politica sull'integrità delle elezioni pubblicando informazioni false sulle elezioni del 2020, perché avevamo trasmesso nel programma un filmato in cui Donald Trump affermava che le elezioni erano state rubate. Noi non abbiamo detto che le elezioni erano state rubate, abbiamo solo riportato il fatto che Trump lo aveva affermato. Pensate a quanto sia assurdo: in base alla precedente politica di YouTube, non era possibile distinguere tra Trump che diceva qualcosa e un canale di notizie che riportava ciò che lui aveva detto».
I procuratori generali repubblicani degli Stati Uniti avevano intentato una serie di cause legali durante l'amministrazione Biden, sostenendo che il governo federale avesse violato la libertà di parola degli americani esercitando pressioni su varie piattaforme tecnologiche. E quella a cui assistiamo in questi giorni è la fine di un lungo processo di liberazione del web. La sinistra non gradisce. Basti leggere il titolo dell'editoriale di Jennifer Elias sul sito della Cnbc: Come Google è passato dall'essere un baluardo di informazioni accurate a un garante della libertà di espressione. Come se "fatti" e "libertà " fossero due concetti necessariamente antitetici.Â
Ma in Europa la libertà di espressione è limitata, con gran gioia di giornalisti e intellettuali progressisti, ed Alphabet continuerà a censurare, secondo la Digital Services Act, la legge che regolamenta le Big Tech. L'ultima parte della missiva di Donovan infatti, riguarda proprio noi: «Queste leggi (dell'Ue, ndr) impongono un onere normativo sproporzionato alle aziende americane, e l'azienda ha da tempo espresso la sua preoccupazione per il rischio che il Digital Services Act (Dsa) possa rappresentare per la libertà di espressione sia all'interno che all'esterno dell'Unione Europea, a seconda di come alcune disposizioni potrebbero essere applicate». Soprattutto: «Il Dsa potrebbe essere interpretato in modo tale da richiedere ad Alphabet e ad altri fornitori di servizi di intermediazione di rimuovere contenuti legali, compromettendo la capacità delle aziende di sviluppare e applicare politiche globali a sostegno dei diritti alla libertà di espressione e all'accesso alle informazioni».
23 SEP 2025 · VIDEO: Il discorso di Erika Kirk alla cerimonia di commiato ➜ https://www.youtube.com/watch?v=RSgKtoE4ZbI&list=PLolpIV2TSebU46npdBEGB_nl9UIBZ_mtI
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8296
LA STUPENDA MOGLIE DI CHARLIE KIRKÂ di Raffaella Frullone
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Fosse stata progressista, femminista e magari anche bruttarella o almeno spettinata, la sua foto sarebbe sulle copertine patinate, con titoli agiografici: "La forza silenziosa di una donna tutta d'un pezzo", "La first lady del dolore e della rinascita", "Un esempio per tutte". Qualcuno l'avrebbe già paragonata a Evita Perón. Ma Erika Frantzve, 38 anni il prossimo novembre, non ha sposato Juan Domingo Perón bensì Charlie Kirk. Che oltre ad essere pro life e conservatore, era pure cristiano e per giunta un sostenitore di Donald Trump. Non poteva andarle peggio. Il trattamento che i media nostrani le hanno riservato è stato quindi la conseguenza diretta di queste insanabili colpe.
Nelle prime ore successive al delitto, diverse testate, per calcare la mano sul marito etichettato come razzista, omofobo e suprematista, hanno sottolineato che per giunta "aveva sposato una Miss", come per dire che uno così non poteva far altro che una scelta estetica e quindi del tutto superficiale. Il Corriere è il primo a dedicarle un trafiletto venerdì titolato: «E la vedova dell'attivista sventola un rosario dall'auto». In realtà la donna non sventolava nulla, è stata ritratta in una fotografia in cui, con gli occhi nascosti dagli lenti scure, mostra un rosario in mano per dire al mondo a cosa si aggrappa nel dolore più atroce. Ma quello "sventolare" era un - nemmeno tanto velato - riferimento a Salvini come a dire "guardate, sono fatti della stessa pasta".
IL PATRIARCATOH
L'articolo va anche oltre: «Manicure perfetta, vestiti neri: dal sedile posteriore di un Suv, ieri Erika Lane Frantvze, ha sventolato un rosario come a dire di pregare per il marito Charlie Kirk». Immaginate se quella nota sulla manicure perfetta fosse stata scritta per qualunque altra donna, le vestali del neofemminismo nostrano starebbero ancora gridando al sessismo, al maschilismo e all'oppressione del patriarcatoh. Erika viene anche privata del cognome con cui si presenta, quello del marito, e en passant, si fa notare che viaggia a bordo di un Suv, mica di un'utilitaria come tutti i comuni mortali. Non solo. Poche righe dopo si legge che è «Madre di due figli, di uno e tre anni» e si specifica che «li tiene a casa», ma dove dovrebbe tenerli? Venderli ai trafficanti di organi?
Erika paga diverse colpe. Intanto è bianca, conservatrice, ed è cattolica. E' una moglie devota e una madre presente. Non rivendica autodeterminazione, emancipazione, diritti e ha sposato l'uomo più detestato dalla stampa mainstream. E poi è bella, molto bella, troppo bella. E quindi è stata descritta prima come la bambola silenziosa, moglie trofeo da compiangere con sufficienza; poi come la fanatica religiosa, pronta a brandire il rosario per vendicare il marito, poi stratega occulta, rea di voler capitalizzare politicamente sul lutto. Per altro è pure amica della famiglia dell'impresentabile vicepresidente Vance. Insomma le ha davvero tutte.
In pochi si sono anche sprecati a tradurre come si deve il toccante discorso che ha fatto sabato notte e hanno titolato "L'urlo di battaglia della vedova di Kirk", "Il grido di battaglia della vedova di Kirk", come fosse una virago pronta a partire per una crociata, quando in realtà bastava ascoltare il discorso per intero capire che quel cry non era grido, ma pianto, e la traduzione corretta: «Il pianto di questa vedova riecheggerà per il mondo come un grido di battaglia». Un messaggio ben diverso, che dice che saranno le lacrime a generare una reazione. E infatti questo è quello che sta accadendo anche col sangue versato dal marito.
COME POSSO ESSERE UN MARITO MIGLIORE?
In pochi hanno ripreso altri passaggi del suo discorso, come quello in cui ha detto: «Mio marito ogni giorno mi chiedeva: "Come posso servirti meglio? Come posso essere un marito migliore? Come posso essere un padre migliore?"» Troppo scomodo. Addirittura la narrazione di un marito che serve la moglie! Un marito che chiede come poter servire meglio la moglie, come essere un buon padre, e dire che dovrebbe essere l'antidoto perfetto a quel "patriarcatoh" che ci circonda. E invece.
Erika Kirk è un'imprenditrice, ha un podcast di successo e un'organizzazione di beneficienza. Cresciuta in Arizona da una famiglia cattolica, ha studiato scienze politiche e relazioni internazionali, ha giocato a basket, a pallavolo, ed è stata Miss Arizona. Si è sposata nel 2021 e quello è stato il suo turning point, da quel momento suo marito e i suoi figli sono diventati la cosa più importante. Del suo matrimonio scriveva:
«L'amore, quando è ordinato secondo Dio, non è soltanto affetto, ma un'offerta, una chiamata, un'alleanza. Non amo mio marito con un sentimento superficiale o passeggero. Lo amo con la gravità di un voto. Con il fuoco costante di un cuore che sa che è stato Dio a sceglierlo per me e me per lui. E in quella scelta, Egli mi ha dato un uomo che fa piegare la mia anima in ginocchio per la gratitudine. Questo amore non è un possesso, né un'ossessione, è una missione sacra. Rispettarlo, servirlo, custodirlo, e gioire dell'uomo che Dio ha scelto perché camminasse al mio fianco. Non lo idolatro. Non lo adoro. Ma lo ammiro con tutto ciò che ho. E proprio in questo, adoro Colui che lo ha creato. Il nostro non è un amore fondato solo sull'emozione, ma sulla resistenza, la fiducia e la forza silenziosa di un'alleanza. Questo tipo di amore non chiede poesia. Chiede fedeltà . E per grazia di Dio, passerò la mia vita profondamente innamorata e devota a quest'uomo che, ancora e ancora, mi indica Cristo».
Una provocazione vivente. Che irrita il mondo ma conquista quelli che non sono del mondo.
Nota di BastaBugie: Alejando Bermudez nell'articolo seguente dal titolo "L'eredità di Charlie Kirk: dire la verità senza paura" racconta chi era davvero il giovane leader conservatore ucciso, le sue battaglie e il suo stile, perché lo odiano e cosa ci lascia.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 15 settembre 2025:
Durante il mio recente soggiorno in Italia sono rimasto indignato, ma non sorpreso, dal modo in cui i media tradizionali italiani e, più in generale, europei hanno riportato la notizia dell'omicidio di Charlie Kirk. È stato ridotto a un "attivista di estrema destra", un "negazionista del cambiamento climatico" e un "antivaccinista". Non è stato detto nulla della sua meritata ascesa a polemista più popolare d'America, né del fatto che fosse un cristiano sinceramente devoto, marito e padre.
Il sottinteso di questa copertura mediatica, sia negli Stati Uniti che all'estero, era chiaro: Kirk, a soli 31 anni, in qualche modo meritava di morire o era almeno in parte "colpevole" del proprio omicidio.
IL VERO CHARLIE KIRK
La storia di Charlie Kirk è stata straordinaria. Aveva lasciato l'università a 18 anni per dedicarsi all'attivismo politico, stanco del dominio assoluto dell'ideologia di sinistra nel mondo accademico. Ha fondato Turning Point USA, un'organizzazione che ha trasformato l'attivismo nei campus universitari.
Il suo metodo era semplice: allestiva un modesto tavolo nel campus con un cartello che spesso recitava: "Io dico che... [e inseriva l'argomento] Dimostratemi che mi sbaglio". Questo format attirava sia ammiratori che sfidanti di sinistra che, però, raramente riuscivano a sconfiggerlo nel dibattito. Col tempo, il pubblico è aumentato, così come la necessità di misure di sicurezza, dato che è stato aggredito fisicamente in diverse occasioni.Â
Il giorno in cui è stato ucciso all'Utah Valley University, stava parlando a una folla enorme, circondato da sei guardie del corpo. Erano pronti a gestire contestatori che lanciavano oggetti o si precipitavano sul palco, ma non a un cecchino con un fucile a lunga gittata che sparava da 100 metri di distanza.
La popolarità di Kirk crebbe rapidamente. Le emittenti televisive, comprese quelle di sinistra, lo cercavano come la voce più giovane del conservatorismo. La sua presenza online è cresciuta fino a raggiungere quasi 5 milioni di follower sul suo canale Charlie Kirk e 1,5 miliardi di visualizzazioni. Nel 2021 ha sposato Erika Frantzve, ex Miss Arizona, cristiana devota e voce conservatrice a sua volta, e insieme hanno avuto due figli.
I SUOI ARGOMENTI E LE SUE CONVINZIONI
Kirk era molto scettico riguardo al cambiamento climatico e metteva in dubbio l'efficacia dei vaccini contro il COVID-19, una posizione che negli Stati Uniti attraversava tutto lo spettro politico. Tuttavia, questi temi non erano i suoi principali interessi. Ciò che lo caratterizzava erano quattro convinzioni fondamentali che difendeva con implacabile eloquenza:
L'ideologia di genere, in particolare il transgenderismo, era, a suo avviso, non solo assurda e intellettualmente indifendibile come concetto, ma anche assolutamente distruttiva per la società e per gli individui.
Il femminismo, che secondo lui danneggiava le donne invece di aiutarle, promuovendo l'aborto e quella che lui chiamava "anarchia sessuale". Sottolineava anche che le donne conservatrici sposate erano le più felici in assoluto, citando a memoria una serie di sondaggi.
Il libero mercato era, a suo avviso, di gran lunga superiore al socialismo nel creare uguaglianza e prosperità .
La fede. Era convinto e spiegava con uno stile apologetico vivace che Cristo è Dio,
1 JUL 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8217
TRUMP DIFENDE IL SEGRETO DELLA CONFESSIONE DALL'ATTACCO DEI DEMOCRATICI di Luca Volontè
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Che i Democratici americani fossero contrari alla libertà religiosa e accaniti avversari dei fedeli e della Chiesa cattolica è stato ampiamente provato dalle politiche promosse negli Stati Uniti sotto l’amministrazione del "cattolico fluido" Joe Biden. L’ennesimo salto di qualità , una volta perse le elezioni dello scorso anno e con tutta la nuova amministrazione Trump dedita a tutelare la libertà religiosa e di culto nel Paese, lo abbiamo visto nello Stato di Washington. Qui, il mese scorso, è stata approvata la legge che impone ai sacerdoti cattolici e ortodossi di violare il segreto del confessionale. Venerdì 2 maggio 2025, il governatore dello Stato di Washington, Bob Ferguson, aveva firmato il disegno di legge 5375 del Senato, intitolato "Riguardo al dovere del clero di denunciare abusi e negligenze verso i minori", che prevede l'obbligo per i membri del clero, di tutte le confessioni, di denunciare casi sospetti di abusi sui minori. La nuova legge ribadisce le eccezioni e le clausole di riservatezza per moltissime professioni, ma non per i sacerdoti cattolici e ortodossi (questi ultimi pochissimi nello Stato), che rischiano fino a 364 giorni di carcere e una multa di 5.000 dollari.
IL SIGILLO SACRAMENTALE
Il segreto della confessione, nella Chiesa cattolica, è inviolabile e chiamato più propriamente "sigillo sacramentale". Il sacerdote non può rivelare in alcun modo ciò che gli viene confidato durante la confessione, pena la scomunica. Questo segreto si estende non solo ai peccati confessati, ma a tutto ciò che il sacerdote viene a sapere riguardo alla vita del penitente nel contesto del sacramento della Penitenza. Perciò i sacerdoti di Washington «sono disposti ad andare in prigione piuttosto che violare il segreto confessionale», aveva affermato il vescovo di Spokane, Thomas Daly, in una dichiarazione in risposta alla nuova legge, assicurando i fedeli della diocesi che «i pastori, vescovi e sacerdoti, sono impegnati a mantenere il segreto della confessione, anche al punto di andare in prigione» e ribadendo l’impegno massimo a difesa dei minori. Negli stessi giorni, domenica 4 maggio, l'arcivescovo di Seattle, Paul Etienne, aveva rilasciato una dichiarazione simile, in cui affermava che lui e altri membri del clero dell'arcidiocesi non avrebbero rispettato la legge, perché «dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini… Il clero cattolico non può violare il segreto confessionale, pena la scomunica dalla Chiesa. Tutti i cattolici devono sapere ed essere certi che le loro confessioni rimangono sacre, sicure, riservate e protette dalla legge della Chiesa», ha affermato l’arcivescovo.
Con questa legge, lo Stato di Washington prende di mira la tradizione cattolica, ovvero il sacramento della Riconciliazione, imponendo ai sacerdoti di violare un elemento essenziale del sacramento stesso, la comunicazione confidenziale tra il sacerdote e il penitente, in cui viene offerta l'assoluzione dei peccati. Così lo Stato cerca di estendere il proprio potere sulla Chiesa e la sua dottrina. Allo stesso tempo, però, le leggi dello stesso Stato di Washington garantiscono la riservatezza delle comunicazioni tra un avvocato e un cliente, un medico e un paziente, tra gli stessi coniugi, esentando dal segnalare informazioni sensibili.
IL DOPPIO STANDARD
Siamo all’ennesimo "doppio standard" che vuole umiliare la libertà dei cristiani. Ebbene, i Democratici hanno dovuto prendere atto che l’aria nel Paese e nell’amministrazione federale è cambiata; infatti, già il 7 maggio, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva affermato che il disegno di legge 5375 del Senato dello Stato di Washington «sembra violare il Primo Emendamento» e aveva promesso di indagare sul possibile conflitto con la Costituzione. Il 29 maggio erano stati tutti i vescovi cattolici dello Stato di Washington ad intentare una causa contro la nuova legge, sostenendo che essa viola il libero esercizio della religione protetto dal Primo Emendamento, violando il sacro sigillo della confessione. I leader di varie chiese ortodosse si sono uniti ai vescovi cattolici di Washington nella loro causa contro lo Stato, affermando, nella causa depositata il 16 giugno, che i sacerdoti ortodossi, come quelli cattolici, «hanno lo stretto dovere religioso di mantenere l'assoluta riservatezza» delle informazioni rivelate in confessione.
Ieri l’altro, il 23 giugno, l’attesa decisione ufficiale del Dipartimento di Stato federale, che con il procuratore generale aggiunto Harmeet Dhillon ha preso posizione sulla norma. «Le leggi che prendono di mira esplicitamente pratiche religiose come il sacramento della confessione nella Chiesa cattolica non hanno posto nella nostra società . Il disegno di legge 5375 del Senato costringe incostituzionalmente i sacerdoti cattolici a Washington a scegliere tra i loro obblighi verso la Chiesa cattolica e i loro penitenti o affrontare conseguenze penali, trattando al contempo il privilegio sacerdote-penitente in modo diverso rispetto ad altri privilegi consolidati. Il Dipartimento di Giustizia non resterà inerte quando gli Stati attaccheranno il libero esercizio della religione».
Una posizione, questa del Dipartimento di Giustizia, che è come una "rivoluzione copernicana" rispetto alle continue persecuzioni contro i cattolici messe in atto dall’amministrazione Biden, il presidente tanto difeso in Vaticano sotto papa Francesco nonostante le sue iniziative apertamente contrarie alla legge naturale e alla dottrina cattolica. Ora, con la discesa in campo del Dipartimento di Giustizia, si accelereranno i tempi davanti alle corti dello Stato di Washington per ottenere una sospensiva della norma; e poi, con l’eventuale giudizio alla Corte Suprema, per dichiararne la palese incostituzionalità .
24 JUN 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8212
L'FBI, SOTTO BIDEN, PERSEGUITAVA I CATTOLICI: SPUNTANO NUOVI DOCUMENTIdi Luca Volontè
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Tutto confermato: Joe Biden e l'FBI spiavano fedeli cattolici che dissentivano con il modello di "fede fluida" e di politiche Lgbt e abortiste dei democratici americani. Emerge sempre più come l'amministrazione Biden-Harris e l'FBI, agenzia all'epoca guidata da Christopher Wray, voleva instaurare una vera e propria persecuzione anticattolica negli Stati Uniti.
Durante la precedente amministrazione, un documento noto come "Richmond Memo" fu distribuito dall'ufficio di Richmond ad altri uffici e dipendenti dell'FBI, fino allo scoppiare dello scandalo nel 2023, di cui scrivemmo su queste pagine in più occasioni. Wray e l'allora procuratore generale Merrick Garland furono convocati al Congresso per testimoniare, ma le informazioni che fornirono furono spesso insoddisfacenti; è presumibile che fossero entrambi ben consapevoli dello spionaggio a scopo intimidatorio nei confronti dei cattolici. A sostegno del nostro sospetto, martedì 3 giugno il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Chuck Grassley (R-Iowa), ha rivelato l'esistenza di altri documenti anticattolici, ispirati anche dalle informazioni infondate del Southern Poverty Law Center (SPLC), un'organizzazione di estrema sinistra e fortemente inaffidabile. Grassley ha anche rivelato l'esistenza di un secondo promemoria dello stesso tenore anticattolico del primo, sebbene non sia mai stato pubblicato.
PRESA DI MIRA DEI CATTOLICI
Come affermato in un comunicato stampa dello stesso Grassley: «Secondo i documenti ottenuti la presa di mira dei cattolici da parte dell'FBI di Biden, basata su fonti di parte, era più diffusa di quanto si sapesse in precedenza. Grassley ha infatti scoperto che l'FBI ha prodotto almeno 13 documenti aggiuntivi e cinque allegati che utilizzavano una terminologia anticattolica e si basavano su informazioni provenienti dal Southern Poverty Law Center (SPLC), un'organizzazione di estrema sinistra radicale. Un agente dell'FBI ha ammesso via email: "Il nostro eccessivo affidamento all'SPLC per la designazione di odio [dei cattolici tradizionali] è... problematico". Un secondo promemoria dell'FBI, pubblicato da Grassley, fu redatto dall'ufficio di Richmond per la distribuzione a tutto il Bureau. La bozza del promemoria ribadiva l'infondato legame tra cattolicesimo tradizionale ed estremismo violento, ma non fu mai pubblicata a causa delle reazioni negative seguite alla divulgazione del promemoria di Richmond. L'esistenza di questo secondo promemoria contraddice la testimonianza dell'ex direttore dell'FBI Christopher Wray, secondo cui l'ufficio di Richmond aveva prodotto "un solo prodotto". Grassley sta sollecitando il direttore dell'FBI Kash Patel a continuare a produrre documenti relativi alle origini del Richmond Memo, nonché alla risposta fuorviante e ostruzionistica dell'ex direttore dell'FBI Christopher Wray alla supervisione del promemoria da parte di Grassley».
In un'ampia lettera del presidente Grassley, datata 2 giugno 2025 e consegnata al direttore Kash Patel, si sottolinea di aver contattato Wray l'1 marzo 2023, il 24 agosto 2023, l'11 ottobre 2023 e il 31 gennaio 2024 ma «l'FBI, sotto la direzione di Wray, ha costantemente omesso di fornire risposte complete a queste richieste». Gli allegati alla lettera rivelano che gli analisti dell'ufficio di Richmond si erano consultati con gli uffici di Louisville (Kentucky), Portland (Oregon) e Milwaukee (Wisconsin) per raccogliere informazioni sui cattolici "tradizionalisti radicali" in preparazione del rapporto dell'ufficio di Richmond. Le conversazioni con la sede di Louisville avrebbero aiutato gli analisti di Richmond a concludere che le credenze del «cattolicesimo radicale-tradizionale» sono «paragonabili alla teologia islamista». Si sa meno di cosa sia stato discusso con le sedi di Portland e Milwaukee, ma il rapporto ha rilevato che gli analisti di Richmond hanno avuto conversazioni telefoniche con loro sull'argomento. Dopo che l'ufficio locale di Richmond ebbe prodotto il promemoria, il rapporto rivelò che era stato inviato anche ad altri uffici locali in tutto il Paese. Inoltre, è allegata un'e-mail interna dell'FBI, in cui si riconosceva che l'espressione «cattolico tradizionalista radicale» appariva in 13 documenti separati dell'FBI e in cinque allegati distribuiti in tutta l'agenzia.
IL MEMORANDUM DI RICHMOND
Lo stesso presidente della Commissione ha ribadito di essere ancora più determinato, dopo l'emergere di tali nuove evidenze e comportamenti intollerabili, «ad andare a fondo del memorandum di Richmond e del disprezzo dell'FBI per la supervisione durante la scorsa amministrazione», per riportare l'FBI all'eccellenza e dimostrare ancora una volta che la giustizia può e deve essere amministrata in modo equo e imparziale, «indipendentemente dal fatto che siamo Democratici o Repubblicani, credenti o non credenti». Martedì 3 giugno, è stato lo stesso Grassley a pubblicare il testo della sua lettera al direttore dell'FBI sul suo account X. Il giorno seguente, mercoledì 4 giugno, l'account su X dei membri Repubblicani della Commissione giuridica del Senato ha condiviso anche un filmato di Fox News, in cui il giornalista Griff Jenkins ha sottolineato le molte «responsabilità nell'intera vicenda del precedente direttore dell'FBI Christopher Wray, tra le quali l'aver affermato sotto giuramento che si era trattato di "un incidente isolato"».
Tutte le malefatte anticattoliche del "cattolico devoto" Joe Biden e delle sue truppe di "fedeli fluidi", tanto care a taluni cardinali e gesuiti progressisti americani, stanno emergendo e si vanno dimostrando l'accanimento e l'intolleranza di una cricca ben poco cristiana e tanto meno liberale. La scelta di Trump di mettere Kash Patel e Dan Bongino ai vertici dell'Fbi, ai limiti dell'eversione per i benpensanti, sta dando i suoi primi frutti: riforme e pulizia nell'agenzia e ristabilimento dell'uguaglianza davanti alla legge.
17 JUN 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8194
TAKE IT DOWN ACT: UN PRIMO COLPO CONTRO LA PORNOGRAFIA NELLE SCUOLEÂ di Edwin Benson
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Il 19 maggio 2025, il presidente Trump ha firmato il "Take It Down Act", trasformandolo in legge. Secondo la CBS News, la nuova legge "rende un reato federale pubblicare online immagini sessualmente esplicite, reali o false, di persone senza il loro consenso". Il testo della legge utilizza il termine" raffigurazioni visive intime non consensuali". Al centro della legge c'è il fatto che l'Intelligenza Artificiale (IA) rende estremamente facile produrre tali immagini. Il trasgressore ha solo bisogno del volto della vittima da una fotografia o da un'immagine digitale. Tali raffigurazioni sono spesso note come "deepfake".
DISPOSIZIONI DELLA LEGGE
La legge prevede sanzioni significative per chi produce tali immagini. Se il soggetto è un adulto, il creatore può essere condannato a due anni di reclusione. Se la vittima è minorenne, la pena aumenta a tre anni. Questa pena federale si aggiunge alle sanzioni statali previste per lo stesso reato.
Inoltre, la legge richiede che le piattaforme Internet utilizzate per diffondere queste immagini siano ritenute responsabili. Per decenni, le piattaforme hanno negato qualsiasi responsabilità in questo ambito. Volevano essere trattate come "vettori comuni" senza alcuna responsabilità per i contenuti pubblicati da altri. La situazione, hanno sostenuto, sarebbe stata come penalizzare le ferrovie per aver trasportato una scatola il cui contenuto, da esse sconosciuto, conteneva materiali illegali.
Questo argomento potrebbe essere valido se le piattaforme trasportassero tutti i messaggi, indipendentemente dal contenuto. Tuttavia, questa posizione presenta due difetti significativi. In primo luogo, le piattaforme spesso non hanno avuto problemi a censurare contenuti che ritenevano politicamente scomodi. In secondo luogo, nulla sulla piattaforma è una scatola chiusa. La natura stessa dei social media implica che tutto è allo scoperto.
La nuova legge impone alle piattaforme di creare una procedura di facile utilizzo affinché le vittime possano richiederne la rimozione. La piattaforma deve agire entro quarantotto ore per "rimuovere la rappresentazione visiva intima e compiere sforzi ragionevoli per identificare e rimuovere qualsiasi copia identica di tale rappresentazione". La legge assegna alla Commissione Federale per il Commercio la responsabilità di far rispettare queste disposizioni.
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UNA LEGISLAZIONE BIPARTITICA
Secondo uno studio del settembre 2024 del Center for Democracy and Technology, circa il quaranta per cento degli studenti è a conoscenza di almeno un caso di deepfake condiviso all'interno delle proprie scuole. Dato che le scuole sono famose per essere "fucine di pettegolezzi", tale numero è probabilmente molto più alto.
Il disegno di legge è stato realmente bipartisan, un risultato notevole nell'attuale clima polarizzato di Washington, D.C. È stato approvato all'unanimità dal Senato e nella Camera dei Rappresentanti ha avuto 409 voti a favore e 2 contrari. I senatori Amy Klobuchar (D-Minnesota) e Ted Cruz (R-Texas) hanno sponsorizzato il disegno di legge.
Il comunicato stampa della Casa Bianca ha citato le congratulazioni reciproche di ciascuno degli sponsor.
La nuova legge è stata elogiata quasi all'unanimità , anche se la CBS ha osservato che "i gruppi per i diritti digitali, tuttavia, hanno avvertito che la legislazione così come è stata scritta potrebbe portare alla soppressione della libertà di espressione, compresa la pornografia legittima, e non contiene protezioni contro le richieste di rimozione in malafede". Il fatto che i termini 'legittima' e "pornografia" siano stati abbinati indica quanto sia fallimentare questa argomentazione.
ISPIRATO DA UNA SITUAZIONE REALE
Nel suo impegno per l'approvazione del disegno di legge, il senatore Cruz è apparso spesso con Elliston Berry, una adolescente di Aledo, in Texas. Quando aveva quattordici anni, un compagno di classe ha manipolato un'immagine innocente della ragazza con un programma di intelligenza artificiale per produrre un'immagine pornografica, che il suo aggressore ha diffuso su Snapchat.
All'epoca, Elliston Berry informò sua madre, Anna McAdams, che tentò di contattare Snapchat. Il gigante dei social media non rispose alle richieste di rimuovere l'immagine. L'emittente televisiva locale Fox 4 ha contattato la signora McAdams:
"È stato un lungo percorso. Oggi siamo molto emozionati. Finalmente si è concretizzato ed è diventato legge. Questo proteggerà tantissime persone. Quando è successo, non avevo come genitore alcun modo per proteggere mia figlia".
APPLICAZIONE DELLA LEGGE DA PARTE DELLE SCUOLE
La natura di questo reato, tuttavia, implica che lo sforzo non si esaurisce con l'approvazione di una legge. La maggior parte delle violazioni, come quella contro Elliston Berry, riguardano situazioni che derivano dalla condotta scolastica. Pertanto, il sistema scolastico deve svolgere un ruolo importante in questi casi. Questa è la preoccupazione di Education Week, la rivista specializzata degli amministratori scolastici, nel fare un ampio servizio sulla nuova legge.
La pornografia è un argomento delicato nei circoli scolastici. Un tempo, uno studente che possedeva materiale di questo tipo all'interno della scuola sarebbe stato severamente punito. Oggi, invece, sono gli studenti stessi a produrre e pubblicare immagini offensive. A complicare la situazione sono gli attivisti LGBTQ+ e dell'American Library Association che promuovono materiale pornografico in nome della "difesa" delle "minoranze sessuali".
Tutti sembrano riconoscere che queste situazioni sono devastanti per le vittime. L'articolo di Education Week menziona "la famiglia del senatore della Carolina del Sud. Brandon Duffy, che ha perso il figlio suicida dopo che era stato vittima di un ricatto online".
PUNIRE O NON PUNIRE?
Allo stesso tempo, l'idea della punizione stessa è fuori moda nella maggior parte delle scuole americane da decenni, perché dichiara che esistono il giusto e lo sbagliato. Per illustrare il dilemma, Education Week ha parlato con Jason Alleman, preside del Laguna Beach High School in California. Il signor Alleman non è nuovo al problema. L'anno scorso ha avuto a che fare con almeno uno studente che ha utilizzato l'intelligenza artificiale per produrre un'immagine pornografica di una compagna di classe.
Le riflessioni del preside sono molto preoccupanti per chiunque desideri tracciare una linea netta tra decenza e indecenza. "Vogliamo comunque essere riflessivi e sostenere sia le vittime che gli studenti che prendono queste decisioni potenzialmente in grado di cambiare la loro vita", ha affermato Alleman. "In qualità di leader della scuola, abbiamo l'obbligo di garantire che gli studenti e le loro famiglie siano sostenuti da entrambe le parti".
Sarebbe interessante chiedere al signor Alleman cosa intende per "entrambe le parti". Può davvero credere che gli studenti che usano i loro compagni di classe per produrre immagini illegali, immorali e imbarazzanti non dovrebbero essere puniti severamente? E in base a quali criteri può crederlo?
Questi crimini non sono accidentali. Nessuno "ha bisogno" di creare materiale pornografico. Nessuno lo fa senza premeditazione e preparazione. È ora che il signor Alleman e i suoi colleghi riconoscano finalmente che certi atti sono sempre malvagi, indipendentemente dall'età , e li puniscano di conseguenza. È anche ora che le scuole riconoscano che le conversazioni immorali, le parolacce e l'immodestia creano il clima favorevole alla crisi dei deepfake.
Le scuole sono luoghi che devono insegnare la conoscenza e la virtù. La nuova legge è un primo passo positivo per riportare la sanità mentale nelle aule scolastiche. Tuttavia, occorre fare molto di più per tenere lontana dalle scuole la piaga dell'immoralità e della pornografia.
Tutto quello che non vi dicono sugli Stati Uniti d'America
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